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News dalla Provincia di Belluno
Martedì 20 Luglio 2010 00:00
il Corriere delle Alpi — Il ricordo di Giuliano De Marchi da parte dello scrittore Erri De Luca e il grido d’allarme per il futuro della montagna lanciato da Emanuele D’Andrea, vicepresidente della Magnifica Comunità di Cadore, sono due dei contributi che danno lustro al numero estivo de “Le Dolomiti Bellunesi”.
Un numero, il 64, con il quale la rivista delle Sezioni bellunesi del Cai, diretta da Sergio Sommacal e Loris Santomaso, rende innanzitutto omaggio all’ultima nata (la 18ª in provincia), quella alpagota, intitolata al grande alpinista Benito Saviane, recentemente scomparso. La copertina infatti è una suggestiva immagine a colori dell’Alpago, scattata da Francesco Cerpelloni, mentre all’interno Marco Conte tratteggia con commozione proprio la figura di Saviane.
Nelle 130 pagine proposte al lettore balza immancabilmente all’occhio la firma di Erri De Luca salito sull’Antelao con il desiderio di seguire Giuliano De Marchi che, aprendo la consueta rubrica “Senza barriere”, ne traccia un ricordo difficile da definire pena il rischio di minarne la dolcezza. «Svanito il sorriso imbiancato di Giuliano - scrive De Luca - resta nelle pupille il punto di rottura della sua vita, la buca in cui è finito, spinto dal colpo di stecca della cattiva sorte. La morte non è magra e non ha falce, in montagna tira colpi da biliardo». Giuliano De Marchi rivive pure nella testimonianza di Carlo Alberto Pinelli, il regista ambientalista. Dai grandi arrampicatori alle grandi imprese alpinistiche, l’apertura de Le Dolomiti Bellunesi è affidata ad Alessandro Masucci che rievoca la prima ascensione per il versante Nord alla Piccola Civetta compiuta il 31 luglio 1910 dai bavaresi Oswald Gabriel Haupt e Karl Lömpel. Ma LBD ha ormai abituato il proprio pubblico a unire il fascino ineguagliabile dell’alpinismo con contributi che prendono in considerazione la montagna nella sua globalità. In questo senso vanno gli articoli di Achille Carbogno (“Vissàda: valle di sogno”), di Gabriele Fogliata sulla storia e la preistoria nel Canale d’Agordo, di Valentina De Marchi (“I pastori transumanti”), di Giovanni Di Vecchia (“Nella lingua l’identità”), di Dino Dibona sull’età degli alberi, di Elio Silvestri (“L purzél salvargu”), di Ernesto Riva (“Farmaco e veleno”). Non meno interessanti sono poi i 100 anni del rifugio Padova raccontati da Emilio Da Deppo, la memoria della guida alpina Serafino Siorpaes di Ernesto Majoni, l’intervista di Teddy Soppelsa all’alpinista feltrino Milo Meneghel, il ricordo delle avventure di caccia di Marco Basso e Adriano De Faveri e il viaggio a Zoldo Alto tra toponomastica, memoria e leggende proposto da Piergiovanni Fain e Piero De Marco. Dopo “Senza barriere” e lo spazio riservato all’alpinismo extraeuropeo con il resoconto di Michele Costantini sulla spedizione sull’Alpamayo nel 2009, la rivista si chiude con l’accorato appello di Emanuele D’Andrea rivolto alle genti della montagna affinché raccolgano le forze, si uniscano, lottino “perché il popolo della montagna non scompaia, travolto dalle esigenze e dai poteri delle metropoli e perché non scompaia la sua cultura, splendida parte della cultura italiana”.
Una provocazione forte, quella del vicepresidente della Magnifica Comunità di Cadore, che arricchirà il dibattito sulla salvezza della montagna. - Gianni Santomaso