«Prima che a unirci, pensiamo a sopravvivere»
Sabato 30 Agosto 2008 00:00

AGORDO. «Prima di parlare di riordino delle Comunità montane è necessario che vengano garantite le risorse per il loro funzionamento». Il presidente della Cma, Rizieri Ongaro, risponde indirettamente al consiglio comunale di Zoldo Alto che mercoledì sera aveva ufficialmente chiesto alla Regione Veneto di passare all’Agordino qualora andasse in porto il disegno di riorganizzazione delle Comunità montane.
Ongaro non si sbilancia in valutazioni sull’iniziativa del sindaco Roberto Molin Pradel; per lui, semplicemente, le priorità in questo momento sono altre. «Giovedì sera», ha detto, «è stato votato un documento dalla conferenza dei sindaci, che domani (oggi, ndr) verrà inviato alla Regione, in cui emergono le forti preoccupazioni degli amministratori agordini per il futuro delle Comunità montane». La situazione, secondo Ongaro, non è affatto positiva; anzi è più grave di quel che appare. Da un lato le ambiguità regionali, con alcuni che si pronunciano per il mantenimento di questi organismi locali e il capogruppo di Forza Italia (all’unisono col ministro Brunetta) che ne chiede la cancellazione insieme alle Province; dall’altro i tagli statali che hanno ridotto le risorse del 90%.

«Per noi», ha spiegato il presidente della Cma, «significa 300 mila euro di meno all’anno. Che ne sarà dei servizi associati, fra cui, in primis, quello relativo alla raccolta differenziata, che oggi vengono svolti nei sedici comuni? Che ne sarà del personale? La Regione ci chiede un’opinione sul progetto di riordino quando, con queste risorse a disposizione, le Comunità montane non sono in grado di predisporre un bilancio per il 2009 e alcune faticano addirittura a chiudere quello del 2008».
Per Ongaro, dunque, parlare di macro-aree con queste premesse non serve assolutamente a niente. Quello che invece va evidenziato è ciò che succederà nel caso in cui i tagli venissero confermati. «Attualmente la Cma», ha precisato, «copre in maniera associata quindici servizi che prima erano di competenza di ogni singolo Comune. Se non avremo i fondi necessari la garanzia di tali servizi verrà meno, ma i Comuni non saranno più in grado di tornare indietro».
E non basta: «Anche il personale, che da noi è composto da circa 15 elementi, dovrà iniziare a preoccuparsi piuttosto seriamente per il proprio posto di lavoro». Scenari tutt’altro che positivi di fronte ai quali i sedici sindaci agordini si sono schierati per rivendicare quelle che ritengono necessità vitali per le comunità che amministrano e per sostenere che gli sprechi sono da ricercare, semmai, in altre direzioni. «All’interno della conferenza dei sindaci c’è oggi grande compattezza, indipendentemente dal colore politico», ha infatti affermato Ongaro, «e siamo pronti a intraprendere tutte le azioni utili per ottenere quello che riteniamo sia giusto».

from Corriere delle Alpi.it

 
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