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Set 23
LONGARONE. Apprensione e indecisione, oltre ad un clima di incertezza, è il contesto nel quale si trovano ad operare gli amministratori della Comunità montana Cadore-Longaronese-Zoldo.
E ieri, nella sede comunitaria a Longarone, il presidente Celeste Levis ha illustrato il documento sottoscritto dalla Conferenza dei sindaci venerdì scorso e incentrato sul «riordino delle Comunità montane».
Un argomento “caldo” visto che proprio oggi sarà affrontato dalla prima commissione regionale a Venezia. I commissari si troveranno infatti a discutere su due proposte di riordino: una presentata dal Partito democratico ed una dalla Lega. Quella della Lega (che non prevede alcuna soppressione tranne il riaccorpamento della Comunità montana Bellunese con la Belluno-Ponte nelle Alpi) sembrerebbe più “vantaggiosa” per il Bellunese mentre quella del Pd sarebbe più drastica: prevede la soppressione delle Comunità montane che sarebbero sostituire da altre entità territoriali.
Cosa succederà oggi? Non si sa.
E’ probabile che passi la proposta leghista o che i commissari non trovino alcun accordo. Se il provvedimento andasse in aula, c’è una (terza) proposta di giunta che potrebbe, se accettata sotto forma di emendamento, stravolgere completamente il documento approvato in commissione. Nel documento proposto dalla giunta Galan le Comunità montane, dalle attuali 18, passerebbero a 12. Gli accorpamenti più significativi, secondo la proposta Galan, si verificherebbero nel territorio bellunese con l’eliminizione di alcune comunità e la loro riduzione a 5 (Comelico-Cadore-Boite, Agordina, Cadore-Longaronese-Zoldano-Alpago, Bellunese e Feltrina). Di qui la volontà dellla Conferenza dei sindaci dei sette comuni, espressa con il documento approvato venerdì, di difendere il diritto alla crescita e allo sviluppo del proprio territorio, rivendicando, primati di eccellenza e virtuosità che si traducono in dati economici.
Qualsiasi sia la decisione che sarà presa dalla Regione pende sulle Comunità montane, la «spada di Damocle» dei tagli di bilancio prefigurati dal governo: i trasferimenti statali potrebbero essere ridotti del 90% e questo, ha affermato il presidente Levis, «significherebbe la morte per asfissia della Comunità montana. La Regione dovrebbe trovare altre risorse affinché continui l’attività delle Comunità montane». Il testo della posizione della Conferenza dei sindaci è stata mandata ai vari soggetti interessati affinché conoscano la posizione di sindaci. Si tratta di un «no» motivato nel quale, dopo aver ricordato i «risultati di eccellenza nella gestione associata di servizi comunali», i primi cittadini dei Comuni che aderiscono alla Comunità montana ritengono che qualsiasi nuova soluzione rappresenti una «forte rottura alla continuità dei servizi gestiti».
Di qui l’accorata richiesta che nella legge di riordino che sarà approvata a breve, la «Comunità montana Cadore-Longaronese-Zoldo, com’è previsto anche per altre comunità montane, mantenga l’attuale assetto territoriale per non disperdere e vanificare il patrimonio acquisito maturato in trent’anni di programmazione e progettazione condivisa». A conclusione del documento, i sindaci si riservano di valutare «azioni dimostrative a tutti i livelli, per ribadire la validità delle comunità montane nei territori “montani”».
Ci sono in Italia alcune comunità montane che sono al livello del mare.
Paolo Baracetti
from Corriere delle Alpi
