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News - News dalla Provincia di Belluno

corriere-alpi.jpgHonoré de Balzac lo aveva definito «il Michelangelo del legno», per l’arte comune di «svelare» la scultura già insita nel blocco da scolpire.

A osservare gli intarsi delle opere sacre, le allegorie a tutto tondo di quelle profane, la ricchezza con cui tratta le citazioni classiche, si pensa subito all’arte del Bernini, con il quale condivise invece l’amore per il trionfo del barocco. Se Andrea Brustolon (1662-1732) sia mai stato a Roma a vedere i capolavori dei suoi maestri è ancora tema di accesa discussione tra gli studiosi. Ma oggi, quattro secoli dopo, è la capitale a rendere omaggio ad uno dei più celebri maestri dell’arte veneta. Proprio nei giorni in cui la sua città natale ospita la grande esposizione a lui dedicata, il Presidente Napolitano apre le porte del Quirinale a una ristretta delegazione veneta, per «sottolineare l’importanza e il valore di un nostro grande artista», come commenta il governatore del Veneto Giancarlo Galan. Ma anche per mostrare quei dodici pezzi unici che a Belluno non sono potuti andare per ragioni di rappresentanza. Sono le dodici poltrone in legno di bosso dedicate ai segni dello zodiaco, commissionate dai Dogi e appartenute alla Corona d’Italia, che oggi campeggiano nella sala detta, appunto, Brustolon. Un luogo di strategica importanza, tra il salone dei corazzieri e gli appartamenti imperiali, dove il Presidente incontra i capi di Stato e pronuncia il discorso di fine anno.

«Quanto Veneto abbiamo scoperto in tutto il Quirinale», racconta entusiasta il sindaco Antonio Prade dopo aver passeggiato tra i dipinti di Sebastiano Ricci, le specchiere veneziane e una ricchissima collezione di opere acquistate alla Biennale di Venezia tra fine ‘800 e inizio ‘900. «Viviamo in una zona dove il dialogo con Roma non è sempre agevole», prosegue. «Siamo in mezzo, tra il ricco Trentino e il movimento secessionista, ma non vogliamo andarcene dalla provincia di Venezia, alla quale siamo legati anche da una tradizione artistica comune». Come quella di Brustolon, ad esempio, che a Venezia studiò e che fece scuola in tutta Europa, per poi tornare a lavorare nella sua città natale. Fino al 12 luglio tutta la provincia Bellunese ne omaggia il genio con l’esposizione curata da Anna Maria Spiazzi. Il cinquecentesco Palazzo Crepadona ospita più di 150 opere d’arte sacra (altari, crocifissi, reliquari) e profana (pezzi dal fornimento Venier, le Allegorie Piloni), con il Marc’Aurelio a cavallo (l’opera più antica a noi giunta dal Brustolon), il San Giuseppe del Bode Museum di Berlino o la straziante Maddalena Penitente, posti accanto a lavori di artisti coevi come Parodi, Bernini, Ricci e Piazzetta.

Il percorso espositivo si estende poi al Museo Civico e nella Chiesa di San Pietro della città, al Museo Diocesano di Feltre, a San Floriano di Pieve di Zoldo, al San Valetino di Mareson e alla Chiesa dei santi Rocco e Osvaldo di Dosoledo.

«È una mostra che fa definitivamente di Belluno una città d’arte», commenta il sindaco. «Il pubblico ha risposto ancor meglio di quel che pensavamo: 12-13mila visitatori in due mesi, con una larga diffusione sul territorio e prenotazioni alla mostra in aumento». Nel futuro della città, che aveva già ricordato Ippolito Caffi e Tiziano, «potrebbe esserci una mostra dedicata a Sebastiano Ricci», annuncia l’assessore alla Cultura del Comune di Belluno Maria Grazia Passuello. «Di certo verrà indagato, insieme ad altri due paesaggisti veneti del 700, come Giuseppe Zais e Antonio Diziani». -
Daniela Giammusso

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