Solo il 40 per cento è andato a votare
Martedì 23 Giugno 2009 00:00

corriere-alpi.jpgBELLUNO. Il ballottaggio piace poco ai bellunesi. Alle urne sono andati solo in 81.838 (il 40.11%) di 204.000 che avevano diritto di votare.

Un po’ più alta la percentuale di votanti a Belluno città (47.36%), che corrisponde a 15.454 elettori. Quasi venti punti di percentuale in meno rispetto al primo turno di due settimane fa. Sarà stato il richiamo delle vacanze, o lo scarso appeal dei due candidati. Ma il ballottaggio è sempre piaciuto poco. Nella elezione di De Bona del 1999, andò a votare solo il 30 per cento. Cinque anni dopo, nel 2004 alle urne si recò il 47.2% cento, mentre a Belluno città si arrivò al 53%.

In questa tornata, ci sono dei veri e propri record di disaffezione al voto, come nel caso di Lamon, dove alle urne è andato il 21.89%. Perfino località storicamente vuote di persone come Zoppè, Forno di Zoldo e Zoldo Alto, tanti all’estero, sono riusciti a fare meglio.
E qui il problema è politico.

Referendum: quorum distante Affluenza media del 35.12% Il record a Soverzene col 52%

BELLUNO. Il ballottaggio per le provinciali ha agito da traino rispetto al referendum, anche se neppure nel Bellunese si è raggiunto il quorum. La percentuale dei votanti (pari al 35.12% per il primo e secondo quesito e al 36.67% per il terzo) è superiore a quella registrata a livello nazionale, dove ha raggiunto quota 23.44% (i primi due) e 24.15% (il terzo). Resta però di oltre 20mila votanti la forbice tra ballottaggio e referendum. Un esito atteso e da molti partiti auspicato. Adesso la parola per le riforme spetterà al Parlamento. Se confrontiamo i dati provinciali con quelli di altri comuni italiani dove si votava anche per le amministrative (Firenze, Padova, Bologna e Bari), l’effetto traino è ancor più evidente. A Firenze, infatti, l’affluenza ha raggiunto il 51,7%, a Padova è cresciuta fino al 54,3%, a Bari ha toccato quota 55,2%, fino a Bologna, dove è stato sfiorato il 60%. A Torino e Milano (anche qui si votava per il presidente della Provincia) si è rimasti al di sotto del quorum, ma la quota di votanti per il referendum è stata comunque più alta che altrove: rispettivamente 43,6% e 37,3%.

Completamente diversa la situazione nelle città chiamate solo al referendum: qui le percentuali per lo stesso quesito n. 3 sono state di gran lunga più basse, come dimostrano alcuni esempi: Trento ha superato di poco il 12%, Trieste si è fernata al 17,8%. In provincia. Alle urne per i referendum erano chiamati 171.271 elettori, contro i 204.017 delle provinciali. A fare la differenza i residenti all’estero: pochi quelli tornati in patria per esprimere la loro preferenza. Dei tre quesiti, a registrare la quota maggiore di votanti (sia a livello nazionale che provinciale) è stato il numero 3, quello pensato per togliere a una stessa persona la possibilità di presentare la propria candidatura in più circoscrizioni. Una preferenza che deriva probabilmente dal fatto che in questo caso, rispetto agli altri due, gli effetti politici erano facilmente intuibili. Il voto. Ma vediamo nel dettaglio come è andato il voto nei comuni bellunesi. L’unico comune a superare il quorum per tutti e tre i referendum è stato Soverzene, che ha registrato un’affluenza del 52.51% (qui gli elettori sono soltanto 339). A dieci lunghezze di distanza segue Puos d’Alpago, dove a votare si è presentato il 43.75% degli aventi diritto, poi Vas (43.23%) e Trichiana (43.10%). Calo di votanti anche nei comuni più grossi: è il caso di Belluno, dove ai seggi si sono presentati 11.074 elettori su 29.107 (38.05%) e Feltre (36.89%): in quest’ultimo caso il risultato era comunque prevedibile, visto la predominanza della Lega Nord, che esprime anche il sindaco Vaccari.

Maglia nera per la minor partecipazione al voto va a Zoppè di Cadore, che ha registrato un’affluenza pari al 18.26%: hanno chiesto la scheda del referendum solo 42 elettori su 230. Segue a una lunghezza di distanza Zoldo Alto, con il 19.13% (176 votanti su 920 elettori).

 
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