Case di riposo, via alla sperimentazione
Mercoledì 20 Gennaio 2010 00:00

corriere-alpi.jpgBELLUNO. Un nuova organizzazione per le case di riposo del Bellunese con meno di 60 posti letto (la maggior parte di quelle presenti in provincia), per mantere la qualità dei servizi e risparmiare sui costi.

E’ quanto ha deciso la giunta veneta, su proposta dell’assessore alle politiche sociali, Stefano Valdegamberi, con l’obiettivo di mantenere in attività e permettere il miglior funzionamento dei centri di servizio residenziali a favore dei non autosufficienti che vivono nella montagna veneta. Si tratta di una sperimentazione di un anno che deroga alle norme vigenti e che, semplificando i modelli organizzativi tramite economie di scala, mira ad abbattere del 20-25% i costi della gestione complessiva dei servizi e delle strutture, pesando meno sulla retta a carico degli ospiti. In sintesi, si potranno fare apposite convenzioni tra i centri di servizio delle aree di montagna di dimensioni inferiori ai 60 posti letto (ad Auronzo, Santo Stefano, Livinallongo, Farra d’Alpago, Forno di Zoldo e Ponte nelle Alpi) e altri soggetti istituzionali di dimensioni maggiori (Usl, Ipab, etc) per ammortizzare i costi fissi (ad es. per il coordinatore o per altre figure previste nel sociale, per personale sanitario o ausiliario). Saranno, inoltre, definiti modelli standard organizzativi alla luce di economie derivanti dalla ridotta dimensione dei centri di servizio montani. Fermo restando la necessità di garantire il servizio infermieristico nelle 24 ore e lo standard relativo al personale di assistenza come definiti dalla Dgr 84/07, ai fini socio-assistenziali i rapporti numerici previsti per l’area sociale potranno essere ridotti fino a un massimo del 50% (es: 0,5 unità di personale con funzione di educatore/animatore ogni 60 ospiti).

Per gli standard strutturali, invece, è prevista la possibilità di ridurre la superficie utile funzionale fino a 35 mq per anziano (come per altro previsto per le grandi strutture), dove la casa di riposo faccia riferimento a servizi esterni (es. lavanderia, cucina).

«La delibera affronta la notevole criticità soprattutto nei territori montani, dove la peculiarità del sistema di offerta si pone l’obiettivo di garantire un livello minimo di servizio a costi sostenibili, ma soprattutto di garantirlo il più vicino possibile alla residenza dell’ospite e del suo nucleo familiare», precisa l’assessore Oscar De Bona. Inoltre, il provvedimento regionale propone la nomina di un gruppo di lavoro che controlli costantemente la sperimentazione fino al 31 dicembre 2010, producendo poi una dettagliata relazione alla giunta veneta. «Con ciò», precisa l’assessore, «salvaguardiamo l’indispensabile attività di questi centri ed evitiamo una penalizzazione degli anziani che vivono in montagna. Il mantenimento di questi servizi essenziali in territori la cui accessibilità è più complicata rispetto ad altre parti del territorio, diventa un valore e un dovere ineludibili per la loro sopravvivenza sociale ed economica».

 
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