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Una festa che ha riunito tanti zoldani, quella organizzata dalla Famiglia Emigranti ed ex Emigranti per la presentazione del libro «Zoldo nelle tradizioni, nel passato, nei ricordi di un campione», ovvero la storia di Eugenio Maier.
Una folla di altri tempi all’ex bar ristorante della famiglia Maier, come quando la vittoria di un campione di sci da fondo scatenava l’entusiasmo di una valle intera. Maier (70 anni) è stato presentato insieme all’altro olimpionico zoldano Camillo Zanolli (il terzo olimpionico Pompeo Fattor è morto in primavera), con altri atleti della nazionale italiana avversari e amici di Maier, Marcello De Dorigo, Angelo Genuin, Stelio Busin, Ovidio Busin... e tutto il fondo zoldano.
Il sindaco di Zoldo Alto Roberto Molin Pradel ha rivolto un saluto particolare ad Eugenio Maier e alla famiglia. Egidio Cordella, a suo tempo presidente della Polisportiva Monte Civetta ha ricordato gli esordi di Maier e le sue vittorie prima di passare alle Fiamme oro di Moena. Piatto forte della serata è stato la presentazione del libro di Michelangelo Corazza «La storia di Eugenio Maier»: è la sua trentesima fatica letteraria. Corazza riesce a coniugare la sua vena di scrittore con la sua attività di gelatiere a Vienna. «Nel leggere il libro - il commento della docente di lettere e relatrice Valeria Spolaore - ho provato tanta gioia, tanta felicità. Di fronte al bello c’è poco da aggiungere, sia esso un quadro, un ricordo. Il libro è sicuramente bello per un insieme di cose: le descrizioni poetiche della natura; per il ricordare gli antichi mestieri (calzolaio, “squarador”). E tutto è richiamato da un fatto preciso. Il protagonista, all’estero per una gara, vede una falegnameria, si ferma e ripensa alla sua terra.
E’ bello perchè sono sottolineati i valori umani del campione che non risulta sconfitto ma vincente anche dopo la conclusione sfortunata della 50 chilometri alle Olimpiadi di Innsbuck. A pochi chilometri del traguardo stava assaporando la possibilità di un prestigioso piazzamento che gli è sfuggito per mera sfortuna. Il libro è bello perchè nelle discussioni delle gare si sentono la fatica, la tenacia, il sudore. E’ bello perchè la festa dopo una vittoria non è di una persona sola ma di una intera comunità. Infine è bello per la struttura del ricordo che non segue un ordine cronologico e i vari episodi sembrano come estratti da un cilindro». E Maier come ha risposto: «Grazie a tutti e speriamo bene», confermando il suo carattere schivo. E’ seguito un robusto buffet innaffiato dalle bollicine di prosecco. Dopo cinque anni di chiusura il bar ristorante Le Vare per una sera è rinato. - Mario Agostini
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