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Lug 14
il Corriere delle Alpi — E’ lo spirito del viandante quello che anima Giuliano Dal Mas che, in «Dolomiti insolite», edito da Panorama (143 pagine di itinerari per 24 euro), ci accompagna in un viaggio in profondità più che in altezza, dentro un territorio ben noto a cacciatori, malgari e contrabbandieri di un tempo, ma certamente sconosciuto ai turisti-escursionisti richiamati dai grandi nomi luminosi della montagna dolomitica.
No, questa è montagna spesso nascosta, una montagna sobria e schiva, che non si fa scoprire facilmente. Si può dire che è la montagna di casa, quella che si erge dalla Valbelluna, dalla Valcordevole “bassa” o dalla val di Zoldo. Un reticolo di itinerari e sentieri che attraversa un territorio, in larga parte coincidente con il Parco Dolomiti bellunesi, spesso impervio e selvaggio nonostante le apparenze. Si va dalla Schiara ai Piani Eterni, dall’Agner al Bosconero. Terne, Talvena, Pramper, i Monti del Sole, le Stornade, il Bus de le Neole, la val Pegolera, le Coraie, Erera, il Pizoc, le Vette feltrine. E ancora qualcosa della Civetta e del Duranno, ma per sentieri poco noti, non per ardite vie alpinistiche. Percorsi spesso lunghi e faticosi, talvolta a rischio di smarrirsi. Ci vuole buon allenamento, esperienza e senso dell’orientamento. Giuliano Dal Mas fa il possibile per indicare, con minuzia di esploratore, ogni dettaglio del terreno, ogni traccia e cengia, ogni rischio di imboccare sentieri che si perdono. Il senso di questa guida è ben riassunta in un passo, che già indica la passione dell’autore per questi luoghi di casa riservati, che si aprono all’esplorazione solo con discrezione: «L’aggettivo “insolito” cui siamo ricorsi per meglio definire e identificare i nostri “viaggi”, le nostre “esplorazioni”, generalmente si sposa, si affianca ad ambienti aspri, selvaggi, impervi. Esso si accompagna anche ad ambienti non frequentati dalla massa, abbandonati. L’aggettivo non è in contrasto con termini quali solitudine, silenzio. Un silenzio peraltro fatto di natura che possiede una propria musicalità non invadente. “Insolito” non si dissocia dal bello, dal singolare».
Questa ci pare una definizione azzeccata per il libro, che ne riassume allo stesso tempo il senso e gli ingredienti: montagna dura da vivere, non solo da percorrere; eppure montagna un tempo viva, e oggi purtroppo abbandonata con il declino delle attività tradizionali; una montagna dell’uomo, dunque, da vivere con rispetto e in silenzio, costellata di vecchie casere e non di rifugi (che tuttavia non mancano), da impervi sentieri e non da strade, dove è di casa la solitudine, non i pellegrini delle alte vie e del turismo di massa. Eppure questo territorio non ha nulla da invidiare alla montagna blasonata, nemmeno nei paesaggi, spesso spettacolari.Sono angoli di Dolomiti sconosciuti al turismo di massa, da conquistare solo con costanza e fatica.
Gustosi anche gli accenni toponomastici. Val Pegolera viene da “Pegorera” (ma in bellunese le pecore si dicono “fede”) oppure da “impegolarsi” dentro un territorio da cui si rischia di non venir più fuori? E i Piani eterni, con la loro singolare conformazione del terreno, sono detti così perché ci si mette un’eternità ad attraversarli (meglio aggirarli, consiglia Dal Mas)? - Toni Sirena
