BELLUNO. Una famiglia già provata dal dolore, ma forte di una fede incrollabile. Sembra questa l’unica consolazione davanti a una tragedia così grande. La cascina dei genitori di don Francesco - a Pascoli di Bolzano Bellunese - è stata meta per tutto il pomeriggio di un pelligrinaggio mesto. Visi pallidi e increduli. «Francesco è morto», la frase quasi sussurrata a metà mattina. Poi un vortice, infine la conferma. A informare le sorelle del sacerdote è Marco Perale, amico di famiglia. Quelle due righe sul televideo sono uno choc. Poco dopo arriva la conferma delle autorità di polizia. Don Francesco è stato ucciso a pochi giorni dal suo arrivo in Puglia. La sua grande famiglia si stringe in un lungo abbraccio sotto la fresca veranda della cascina. Ci sono i due fratelli, Michele e Paolo, e le amate sorelle Antonia, medico in Valle di Zoldo, Nadia, insegnante, e Maria Teresa, consigliere comunale a Belluno. Poi ci sono i giovani nipoti. Tutti si fanno forza anche perché ci sono due anziani genitori da consolare. A papà Arcangelo, 91 anni, e a mamma Anita, 83, nessuno ha nascosto la tragica verità. Entrambi lucidi hanno reagito con dignità e con grande fede, la stessa fede che avevano trasmesso ai figli e che ha aiutato la famiglia ad andare avanti in altri momenti difficili. Lucia è rimasta da sola con tre figli maschi dopo la morte prematura del marito Andrea De Francesco, insegnante al Renier e molto attivo nel mondo del rugby. Stessa sorte per la sorella Maria Teresa, anche lei vedova con tre figlie. Suo marito, Francesco Garbellotto, morì tracigamente dopo un volo in parapendio. Ora l’assassinio di Francesco, la vera “forza” della famiglia. «Non ce la sentiamo di parlare», rispondono con gentilezza ai giornalisti. Del resto, ci sarebbe poco da raccontare se non di un dolore lancinante ancora misto allo stupore. Nessuno, alla cascina di Pascoli, ha dettagli ulteriori sulla vicenda. Le notizie sono quelle apprese alla televisione. «L’ho sentito a mezzogiorno alla radio, poi mi è arrivato un messaggio», racconta un cugino di secondo grado. C’è chi è rimasto pietrificato davanti al tg3: «Quando ho sentito il nome Longarone, ho alzato il volume. E’ sconvolgente», dice un altro parente. A portare le sue condoglianze verso le tre del pomeriggio a Pascoli è arrivato anche il vescovo di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich. Si è trattenuto mezz’ora. Con lui il portavoce della Diocesi, don Giuseppe Bratti e altri parroci della Curia. Poco dopo il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, visibilmente scosso. Ma a essere scossa è un’intera comunità. «Era una degnissima persona», afferma alla birreria Due mondi di Bolzano Bellunese, Vittorio: «Sono stato aiutato da lui quando ero alcolista. Era buono ma inflessibile». E il gelo è calato anche su Mussoi. Inesorabilmente. Quel ragazzo con i calzoni corti, appassionato di escursioni e della vita, se lo ricordano in tanti. Di strada ne ha fatta tanta don Francesco prima che il suo cammino - almeno terreno - si interrompesse nel corso di quella che doveva rimanere una vacanza. - Cristian Arboit








