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Sabato 28 Agosto 2010 21:18

Il geoturismo è tra gli obiettivi di Dolomiti Project

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corriere-alpiBELLUNO. Sandro Furlanis, geologo, co-fondatore di Dolomiti Project, ha avuto il compito, alla Festa della montagna di Campo di Zoldo, non solo di moderare il dibattito, ma anche di illustrare cosa significa per le Dolomiti l’ingresso nella lista del patrimonio dell’umanità. Lo ha fatto con estrema chiarezza, mettendo bene in luce anche gli adempimenti che si è tenuti ad osservare per “meritare” un riconoscimento tanto ambizioso, una sorta, ha detto, di super-certificazione. Ed ha anche sottolineato che “il paesaggio non esiste senza colui che l’osserva, incorpora cioè anche l’uomo, che in ottomila anni ha convissuto con questo patrimonio naturale”. Ma cosa è Dolomiti Project? «Dolomiti Project è una società che nasce a Feltre, ad aprile di quest’anno, e che si occupa di geologia, valorizzazione della geodiversità e geoturismo». Quali sono i vostri obiettivi? «Vogliamo facilitare un legame sempre più forte fra gli abitanti del bellunese in questo caso, ma anche di tutta l’area dolomitica e dell’area della montagna in genere, e il proprio territorio, attraverso forme di divulgazione scientifica molto semplice ed efficace. Il tutto rientra in quella che viene chiamata valorizzazione della geodiversità e, per l’appunto, geoturismo». Qual è il futuro del progetto Dolomiti Unesco secondo voi? «Il futuro del progetto Dolomiti Unesco è ancora in bilico, nel senso che potrà essere roseo se molti investiranno tempo, competenza e professionalità, con passione, per coinvolgere la popolazione locale prima di tutto, e far capire il ruolo fondamentale che ciascuno ha e deve avere per tutelare e valorizzare questo patrimonio». Dopo le vicissitudini politiche e i necessari ma spesso complessi atti amministrativi, la Fondazione Unesco da maggio è una realtà; secondo voi adesso può partire in quarta? «In teoria sì, ci sono tutte le precondizioni perché ciò avvenga. Bisogna vedere, però, se il dialogo, se questi tavoli di lavoro che dovranno essere nominati e calendarizzati dalla Fondazione, effettivamente avranno luogo a breve. Perché la gente che ho incontrato (quasi tremila bellunesi in questi ultimi sei mesi, in vari incontri pubblici, nelle scuole, etc.) hanno molta voglia di fare, ma sono un po’ allo sbaraglio: non sanno ancora esattamente come muoversi, hanno bisogno di una guida che dev’essere data dalla Fondazione». I giovani comunque credono in questo progetto? «Quelli che abbiamo conosciuto sì. Il problema è che è difficile raggiungerli, bisogna lavorare, puntare sulle scuole, e su una nuova forma di linguaggio, renderli partecipi di un’idea, motivarli davvero, altrimenti i giovani non affronteranno mai questo progetto». E’ un problema di contenuti o di comunicazione? «A mio avviso, è più un problema di comunicazione». - Stefano Vietina

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